Inni

INNI

1. INNO A SAN CALOGERO

1. Si lodi, o fratelli,
un santo sì pio;
si lodi quel Dio
che tanto l’amò.
Si esalti, si gridi
con voce giuliva.
Calogero evviva
che Naro salvò!

2. Gridiamo concordi,
con voce giuliva:
Calogero evviva
e chi l’esaltò!
Dagli anni primieri,
ei, scelto da Dio,
del secolo rio
le pompe sprezzò.

3. Cercò nel deserto
la pace del core,
il vano rumore
del mondo schivò.
Quantunque fregiato
di rara innocenza,
di gran penitenza
l’esempio lasciò.

4. Estinse la sete
con l’acqua del fonte,
fra l’erbe del monte
il cibo cercò.
Dormì sulla terra,
con breve riposo,
nel verno nevoso
di freddo gelò.

5. Sconvolto l’Oriente
da un mostro inumano,
al suolo sicano
gemendo passò.
Perduti i compagni
tra duri tormenti,
con voci dolenti
il cielo pregò.

6. Deh, salva, gran Dio,
ei disse col pianto,
la Chiesa, che tanto
finora penò!
Appena cessata
la strage feroce,
ovunque la croce
ei tosto innalzò.

7. Ai siculi lidi,
con grande fervore,
la fede, l’amore
di Cristo portò.
Fu mirra soave
per tutti gli oppressi,
agli egri ed ossessi
conforto recò.

8. Dagli anni cadenti,
vicina alla meta,
di cerva mansueta
il latte accettò.
Descrisse ad Arcadio
i bagni del monte,
sul Cronio la fronte
chinando spirò.

9. Asceso al beato
soggiorno d’amore
l’antico suo cuore
solerte mostrò.
Al cieco la vista,
al sordo l’udito,
al muto schernito
l’accento donò.

10. Sul mesto giaciglio
dell’egro languente
la gioia sovente
qual padre destò.
Respinse la peste,
la fame, la guerra;
la pioggia, a la terra,
feconda mandò.

11. Di Sciacca e Marsala,
di Naro, Agrigento,
con ogni portento,
i luoghi illustrò.
Di Naro a la sede,
a Petra Sottana
celeste fiumana
di grazie versò.

12. E Naro ancora
da grave malore
il gran Protettore
dal cielo salvò.
Lodiamo, o fratelli,
un santo sì pio,
lodiamo quel Dio
che tanto l’amò.

2. INNO A SAN CALOGERO

Da ogni plaga ognor o S. Calogero
muovon le turpe pellegrinanti a Te;
stanche e provate dal lungo penare
ai tuoi pie’ vengon ad implorar mercé.

Rit.
Tu dei fedeli i voti
accogli e le preghiere,
Tu alle stanche schiere
largisci i tuoi favor.
In Dio dei tribolati
la fede e la speranza
conferma e la costanza:
lenisci ogni dolor!
Lenisci ogni dolor!

Freme la guerra intorno a noi del male
e non v’è pace in fondo ai nostri cuor
onde dimessi, stretti al tuo altare,
tregua imploriamo, o Santo Protettor.
Rit.

Su questo colle ove di grazie il trono
fissar volesti del tuo santo amor,
i voti adempi del popol che T’implora
stendi il tuo manto sopra San Salvator.
Rit.

3. INNO A SAN CALOGERO

Sicula terra dal vasto mare,
mira una greca vela
ai tuoi lidi vagar.
Vien San Calogero a rinnovare
te nel verbo santo
che sol può salvar.

O Padre, deh, i prodigi tuoi rinnova
sul popol tuo fedel!
La turba pia che da lungi accorre
e implora, in te fidente ognor,
deh, benedici ancor!

Mille portenti narran di te,
quando una prece ardente
si leva ai tuoi pié.
O San Calogero, veglia su Naro,
tu che tanto amasti qual tua città.

O Padre, deh, i prodigi tuoi rinnova
sul popol tuo fedel!
La turba pia che da lungi accorre
e implora, in te fidente ognor,
deh, benedici ancor!

4. INNO A SAN CALOGERO
(Sac. Alfonso Saldutti)

Felice chi accorre,
quassù al sacro monte,
di Naro la gran fonte
di gioia, pace, amor.

O San Calogero, nostro protettore
grazie ognor implora dal Signor
.

Di Cristo il grande annunzio
di libertà e pace,
dall’Oriente fulgido
a noi un dì recasti.

O San Calogero, nostro protettore
grazie ognor implora dal Signor.

Agli uomini fratelli,
oppressi emarginati,
il Cielo additasti
con carità ardente.

O San Calogero, nostro protettore
grazie ognor implora dal Signor.

5. INNO A SAN CALOGERO

Gridiamo concordi
con voce giuliva
Calogero evviva
e chi l’esaltò.

Dagli anni primieri
ei scelto da Dio
del secolo rio
le pompe sprezzò.

Cercò nel deserto
la pace del core
il vano rumore
del mondo schivò.

Quantunque fregiato
di rara innocenza
di gran penitenza
l’esempio lasciò.

Estinse la sete
nell’acqua del fonte
tra l’erba del monte
il cibo cercò.

Dormì sulla terra
con breve riposo
nel verno piovoso
di freddo gelò.

Sconvolto l’oriente
da un mostro inumano
al suolo sicano
gemendo passò.

Perduti i compagni
tra acerbi tormenti
co voci dolenti
il cielo pregò.

Deh! Salva, o gran Dio
ei disse col pianto
la Chiesa che tanto
Finora penò.

La Chiesa, cui l’ira
d’ iniqui tiranni
lanciò negli affanni
di sangue bagnò.

Cessata la strage
orrenda ferace
di Cristo la croce
ei tosto innalzò.

Di Sciacca e Marsala
con segni divini,
di Naro e Lentini
i luoghi illustrò.

Fu mirra soave
per tutti gli oppressi,
agli egri ed ossessi
conforto recò.

Dagli anni cadenti
vicino alla meta
di cerva mansueta
il latte accettò.

Descrisse ad Arcadio
i bagni del monte
sul Cronio la fronte
chinando spirò.

Passato sugli astri
da un suolo d’orrore
l’antico suo amore
dal cielo mostrò.

Al cieco la vista
al sordo l’udito
al muto schermito
l’accento donò.

Sul mesto giaciglio
dell’egro languente
la gioia sovente
benigno destò.

Respinse la peste
la fame, la guerra,
la pioggia alla terra,
pregato mandò.

Fu luce alle ombre
sul mare fu stella
dell’aspra procella
i fidi salvò.

Giocando quel raggio
d’aurora vermiglia
su Petra le ciglia
sovente chinò.

Si lodi o fedeli,
un santo sì pio
si lodi quel Dio
che tanto l’amò.

Si esalti, si gridi,
con voce giuliva
Calogero evviva
che Petra salvò

6. INNO A SAN CALOGERO

O Calogero tal cielo pietoso
come il sole che splende al mattino,
Tu ci guidi nell’aspro cammino,
che conduce all’eterno splendore.
Tu ci guidi nell’aspro cammino,
che conduce all’eterno splendore.

Rit. O Calogero eremita prega
prega per noi Gesù. (bis)

Sorgi o Sciacca, dell’alba novella
già la luce sorride sul monte,
fanciullini venite alla fonte,
manifesti la gioia del cuor.
Fanciullini venite alla fonte,
manifesti la gioia del cuor.

Rit. O Calogero eremita prega
prega per noi Gesù. (bis)


7. INNO A SAN CALOGERO
(si canta a Cesarò durante la processione a cori alterni)

Già tutto il popolo,
facendo a gara,
porta con giubilo
la santa Bara
per la città.

Rit. E tutti cantano
con vero amore:
“Viva Calogero!
Gran Protettore
di Cesarò!”

Mentre la musica
suona giuliva,
lieta e festevole
la gente “Evviva!”
cantando va.

Rit. E tutti cantano
con vero amore:
“Viva Calogero!
Gran Protettore
di Cesarò!”

Viva il Custode vigile
del siculo Paese!
Viva il Patrono provvido,
che nostre genti illese
dai mali ognor serbò!

Rit. E tutti cantano
con vero amore:
“Viva Calogero!
Gran Protettore
di Cesarò!”

Dal cielo in mezzo agli Angeli,
fra nimbi d’oro avvolto,
ascolta i nostri gemiti,
e con benigno volto
protegge Cesarò.

Rit. E tutti cantano
con vero amore:
Viva Calogero!
Gran Protettore
di Cesarò!

A lui concesse innumeri
grazie l’Onnipotente;
ed Egli a tutti i miseri,
ad ogni mesta gente
l’aiuto suo portò.

Rit. E tutti cantano
con vero amore:
“Viva Calogero!
Gran Protettore
di Cesarò!”

8. VERSI IN ONORE DI SAN CALOGERO

1.
Te patria mia, ne’ secoli
fasta, di fama or muta;
Te, consueto ufficio,
la mia canzon saluta.
Farò che alcun favelli
di Te, che pur ti abbelli
del nome non ignobile
del divo Salvator.

2.
Sì ti chiamava il vadito
avventurier del Norte
quando un drappel di villici
nostri salvò le porte
della tua rocca altera
e ruppe la trincera
di cui cingea Fitalia
l’arabo predator.

3.
Popol di Salvatore, appressati
al divo tempio e intuona
a gloria di Calogero
lieta la tua canzona;
cuopri di gigli l’ara,
Tu le tenebre schiara
e offri voti vergini
a pie’ del sacro altar.

4.
Fonte però di gloria
miglior, per te s’aprìo
del Divo di Calcedone,
ergendo al culto pio
un’ara, un tempio in cui
l’egro di mali sui
s’affranca, e ne’ prodigi
si bea di questo dì.

5.
Rise talor lo scettico
nel suo sofisma ardito,
rise, nel suo delirio,
il nostro culto avito;
ma venga, ei stesso il veda,
vinto, arrossisca e creda,
che ancora non si abbrevia
di Dio la man così.

6.
Parlino a lui le lagrime
che bagnan larghe il ciglio
di queste madri in ansia,
il tenero bisbiglio
di pargoletti a cento,
francati in un momento
da febbre dello spasimo,
da’ morsi del dolor.

7.
I Viva! Che risuonano
pe’ colli più lontani,
il giubilo, il tripudio
l’alto levar le mani,
di meraviglia i moti,
gli amplessi, i baci, i voti:
Ah! Piange allo spettacolo
chi avìa più duro il cuor.

8.
A Te Calogero
che luce splendida
sei di Calcedone
come del Cronio,
quantunque barbaro
né pari al merito,
oggi consacro
un cantico.

9.
Mentre de’ martiri
lo strazio orribile
mieteva vittime,
dal tracio Bosforo
al suol de’ Sicoli,
Tu con Gregorio
venisti, e con Demetrio:
li vedesti martirizzar.

10.
Le figlie ancor di Solima
belle non men che voi
un di con danze e brio
moveano a’ riti suoi:
macchia non è pel core
la gioia nel Signore;
pudico il vostro gaudio
gradito al ciel sarà.

11.
Ne’ divi suoi mirabile
sempre il gran Dio si scopre:
ministri son, la gloria
ne torna a Lui dall’opre.
Ne’ secoli rinnova
del suo poter la prova,
il pio romito ai popoli
qual angelo donò.

12.
E Roma dalla scitica
sponda se l’ebbe in pria:
lo stuol de’ morti indomito
al suo venir fuggìa.
Quindi co’ suoi portenti
ne’ Sicoli credenti
di carità più celebre
San Salvator salvò.

13.
Salve! L’ingegno levasi
a Te con vela ardita:
per Te sul lito eolio
santissimo levita.
E là sul Cronio monte,
e là d’Imera al fonte,
l’ acque vedrò diffondere
mirifica virtù.

14.
Tonò tua voce e gli idoli
cadean dall’are infranti;
splende tua luce e rendonsi
a vie miglior gli erranti:
ricco di tante spoglie
beato il ciel T’accoglie,
ma non pertanto, miseri
conforta noi quaggiù.

15.
I vecchi a Te si volgono
ne’ voti, ne’ consigli;
dal nome tuo s’appellano
nel pio lavacro i figli.
Del tuo favor s’inonda
così la Patria mia:
i tetti, i campi, l’aere
abbi in tutela ognor.

16.
Sperdi il superbo e l’invido
pensier di miei fratelli:
s’erompono a’ dissidi,
se consiglia vi han felli,
se alla calunnia, a giuri
offrono i labbri impuri,
sgomenta i tristi e sforzali
dentro le vie d’amor.

17.
Desta gli ingegni, accolgano
di sapienza i detti;
oggi a virtù s’avanzino
quanti eran pria negletti.
Alla mia patria sola
de’ sofi la parola,
l’amor dell’arti ingenue
non vorrà mai spuntar?

18.
E chi farà ne’ secoli
passar tue lodi, o Divo?
non io: di cetra armonica,
di cor non già, son privo.
Pago però mi estimo
che tra’ fratelli il primo
tentai quest’inno rendere
al tuo sacrato altar.

19.
Succeduta alfin la pace
alle guerre ed ai litigi,
con la voce de’ prodigi
abbattesti l’empietà.
Dell’inferno o S. Calogero
vinta fu l’iniquità.
Stanco alfin e disioso
d’emigrar dal suolo rio,
ottenesti Tu da Dio
la beata eternità.
O gran fonte, o S. Calogero,
abbi Tu di noi pietà!

9. VIVA CALOGERO

Evviva Calogero,
il gran Protettore!
Evviva il Signore
che a noi mandò.

Lodate, o fedeli,
il nostro Avvocato,
a chi L’ha invocato
giammai negò.

Sul Bosforo greco,
in terra d’Oriente,
la calcida gente
la vita Gli diè.

Ei, sin da fanciullo,
con molto fervore
di nostro Signore
seguace si fe’.

Attese allo studio
con opera intensa;
e molta scienza
in breve acquistò.

Il servo di Cristo
digiuni e preghiere
e pene severe
ognor sopportò.

Dal cielo ispirato,
lasciò l’Oriente,
la sicula gente
Ei venne a trovar.

Sbarcò a Lilibeo
il Santo Eremita;
sua voce è sentita
per terra e per mar.

Allor la Sicilia
era piena di mali;
gli spirti infernali
facevano orror.

Il Santo, girando,
sanava gli oppressi,
toglieva agli ossessi
l’orrendo furor.

Dovunque Egli passa
guarisce i malati,
ai mesti accecati
la vista pur dà.

Il nostro paese
con fede Lo scelse;
e il gran Protettore
miracoli fe’.

Evviva Calogero
gridiamo festosi;
la fede riposi
nel gran Protettor.

Sì, viva per sempre
il nostro Avvocato!
Sia sempre lodato
chi a noi Lo mandò.

10. A SAN CALOGERO (versi)

Dalla beata magion del cielo,
ove gli eletti Ti fan corona.
E misto agli Angeli e senza velo,
contempli il Dio di carità.
Mira benigno, non abbandona,
O San Calogero, questa città.

Tu che ritrai del santo Amore,
la bella immagine dell’almo petto.
Come puoi chiudere il tuo bel cuore,
a quanti implorano la tua mercè.
Mentre l’erario non T’ha ristretto,
delle sue grazie il Re dei re?

Se da Bisanzio su questo lido,
della Sicilia Iddio Ti tragge.
Potere onnifico sul prence infido,
a Te, Calogero, donato Egli ha.
Ed al tuo cenno dall’erme piagge,
sconfitto satana sen fugge e va.

Quest’alma terra, o gran Vegliardo,
rendesti illustre co’ tuoi portenti.
I morbi fuggono appena il guardo,
Ti degni volgere ov’è malor.
A Te l’imperio su gli elementi,
o San Calogero, diede il Signor.

Quando di lue l’orrenda ampolla,
versava in Naro l’Angel di Dio.
E di cadaveri coprì la zolla,
e di gran lutto ci aperse il dì.
Al tuo apparire quel morbo rio,
o gran prodigio! Tosto svenì.

Fu allor che in questo suol beato,
Tu stabilisti di grazie un trono.
Qui d’ogni dove vedi affollato,
immenso popolo d’innanzi a Te.
Ed alle suppliche ne adegui il dono,
che sa rispondere alla lor Fé.

Ond’é che un astro che vago splende,
nel ciel di Naia sei Tu gran Santo.
Di quel tripudio il cor s’accende,
quando il tuo nome s’ode invocar.
Poiché qual padre l’augusto manto,
dall’un distendi all’altro mar.

E come l’Angelo consolatore,
a tutti impetri del cielo i doni.
Anche all’America il tuo bel cuore,
si fa di grazie dispensator.
Gli estremi popoli non abbandoni,
essi T’invocano con grato amor.

In Te ritrova la pronta aita,
che sol T’invoca, o gran patrono.
Vigor ai languidi, agli egri vita,
rendi agl’infermi la sanità.
Dell’alma luce concedi il dono,
a chi fu colto da cecità.

E in quel lietissimo festivo giorno,
a Te sacrato, gran Padre Santo.
Se immenso popolo Ti sta d’attorno,
che geme e implora la tua mercé.
Tu muti in gioia l’amaro pianto,
esulta un popolo d’innanzi a Te.

Quando più ingrato divien l’esiglio,
nell’agitarsi di ria procella.
Volgi dall’etere pietoso il ciglio,
e acqueta l’onde di questo mar.
Il cielo irato, che ci flagella,
con un accento Tu puoi placar.

Tu che dal Bosforo venisti a noi,
con l’alma luce dell’Evangelo.
Presso quel Dio, che tutto puoi,
dì che rigeneri l’umanità.
L’Amor di pace, di santo zelo,
fa che s’abbelli questa città.